Ieri mattina presso il Centro Congressi Rospigliosi si è tenuto un convegno promosso dalla Coldiretti sulla Politica Agricola Comune, al quale hanno partecipato tra gli altri, a debita distanza dal pubblico che assisteva in video conferenza fuori dall’edificio, il Ministro delle politiche agricole e forestali Mario Catania e il Commissario Europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Dacian Ciolos.
La platea sulla strada è tutta di un colore: il giallo Coldiretti. Manca alla mia vista il blu del Movimento Pastori Sardi che mi aveva invitato a partecipare alla giornata.
I sardi insieme ai siciliani del Movimento Forconi sono arrivati verso le 9 in via XXIV Maggio, ma sono stati subito costretti ad indietreggiare dalla polizia, dopo che alcuni dirigenti regionali sardi della Coldiretti li avevano riconosciuti.
“Siamo in piazza SS Apostoli, ci trovi in gabbia!” così al cellulare mi dice Diego Manca del MPS. Faccio appena in tempo ad arrivare che assisto ad un tafferuglio tra pastori che cercano di uscire dal “recinto” costruito per loro dalle forze dell’ordine.
“50 ma sardi”, queste le parole di un poliziotto al cellulare che mi fanno sorridere amaramente. Lo spiegamento di forze di polizia mi appare sproporzionato e inutile visto il numero esiguo, un centinaio più o meno tra sardi e siciliani (poi scoprirò che ci sono anche alcuni abruzzesi e umbri), e l’età media dei manifestanti stessi, tutti più o meno sui 40-50 anni.
Questa mia impressione viene suffragata dalle parole dei pastori stessi che partecipano alla manifestazione: “Ogni volta la stessa storia, a Milano, a Civitavecchia, a Roma…solo in Vaticano non ci hanno rinchiusi, forse perché è un altro Stato!” dichiara un membro del movimento.
I sardi e i siciliani volevano approfittare dell’incontro della Coldiretti per portare la loro solidarietà al Commissario europeo Ciolos e alla sua politica di equa distribuzione degli aiuti comunitari in tema di agricoltura, contro quella del neo Ministro Catania, già consulente tecnico del dicastero Galan e del Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo De Castro, i quali, secondo i manifestanti, sarebbero a favore dell’agroindustria.
Ciò che hanno ottenuto, invece, è di essere stati respinti e confinati in una zona ristretta, in modo tale da non creare “disturbo” allo svolgimento del convegno.
Felice Floris, leader del MPS davanti alle telecamere di TG3, del TGR e ai pochi giornalisti (il Manifesto, La Nuova Sardegna) presenti in piazza SS. Apostoli con voce pacata ma ferma dichiara “non siamo qui per petire niente, vogliamo solo dignità per l’MPS” e sull’atteggiamento della polizia dice “ci hanno allontanato in malo modo, ci hanno detto vi denunciamo, ma non siamo delinquenti, lavoriamo giorno e notte, meritiamo rispetto!”.
Anche il Movimento Forconi ci tiene a far sentire la propria posizione, e uno di loro mi dichiara “ci trattano come capi bestiame, ma non lo siamo!” e aggiunge “noi vogliamo essere italiani e non ci è consentito, vogliamo avere la possibilità di pagare i nostri debiti!”.
Le persone che sono lì e mi vedono prendere appunti si avvicinano credendomi un giornalista e iniziano a presentarmi i loro problemi.
Io cerco di spiegargli che non sono un giornalista ma continuano a parlarmi perché è meglio che se ne parli e perché sentono la necessità di far sentire la loro posizione.
Uno tra questi è Giuseppe Lombardo della Confartigianato di Niscemi che, spiegandomi che non sono solo gli agricoltori a pagare questa dura situazione, ma bensì tutta la filiera che è collegata al lavoro della terra, denuncia la situazione particolarmente critica del settore: “se non c’è agricoltura non c’è artigianato e che se la crisi c’è da sempre e noi ci siamo sempre arrangiati, oggi non ce la fanno più”.
Mi confidano che nessuna istituzione locale o nazionale li sta ad ascoltare e li supporta, ma che loro non chiedono lavoro, finanziamenti, contributi.
I siciliani, in particolare, chiedono il rispetto della loro dignità e del loro lavoro costruito negli anni con fatica, attraverso un’assistenza e una tutela per permettere una commercializzazione equa dei propri prodotti.
Il signor Lombardo continua e mi dice “abbiamo riscontrato che ci sono associazioni che dettano legge nei mercati e chi prova ad entrare nei mercati stessi viene bloccato o anche minacciato!”
L’affidamento che i siciliani fanno alla fine è al Papa, che almeno lui possa fare qualcosa per loro: “Dio deve aiutare gli uomini di buona volontà” affermano.
E di buona volontà siciliani, sardi , abruzzesi, umbri, laziali ce la stanno mettendo tutta, tanto che ogni manifestazione come quella di ieri li cementa ancora di più. Non hanno ottenuto quello che cercavano ma si scambiano esperienze, informazioni, contatti, fanno gruppo.
Poi concludono questa giornata offrendo e mangiando i loro buonissimi prodotti tipici che non riescono ad esportare e commercializzare. Queste sarebbero persone pericolose?
Lorenzo Mezzone

